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Il Camaleonte e la Dominatrice
Gigibum
04.04.2026 |
946 |
2
"Le porte erano tutte aperte, e io non vedevo l'ora di attraversarle tutte, una per una, in questo infinito carnevale dei sensi..."
Con il segreto di Gigì custodito nel cassetto e la consapevolezza di poter essere chiunque, il mio mondo si era trasformato in un palcoscenico senza confini. Non ero più solo un ragazzo di vent’anni che cercava un’avventura; ero un camaleonte del piacere. La libertà che mi avevano regalato Vanessa, Elena e Chloe era diventata la mia arma più affilata.Petra era diversa da tutte le altre. Nel suo annuncio non c’erano pizzi o sguardi languidi, ma una presenza statuaria, quasi marmorea. Capelli corti, sguardo d'acciaio e un’aura di autorità che trasudava da ogni scatto. Quando ci scrivemmo, fui io a lanciare la sfida: "Posso essere quello che vuoi. Dimmi chi ti serve stasera."
La sua risposta arrivò dopo pochi secondi: "Voglio un giocattolo. Qualcuno che sappia obbedire ma che abbia il fuoco dentro. Vieni da me tra un’ora."
Decisi di giocare una carta nuova. Non sarei stato Gigì, né il toro da monta. Optai per un’eleganza ambigua: pantaloni di pelle nera aderenti, una camicia di seta bianca sbottonata e un collarino di cuoio sottile, quasi invisibile sotto il colletto. Mi truccai appena, solo un tocco di matita nera per rendere lo sguardo più profondo e arreso.
Quando Petra aprì la porta, rimase in silenzio per un tempo infinito, squadrandomi dalla testa ai piedi. Era altissima, con un fisico atletico e un carisma che mi fece piegare le ginocchia.
"Interessante," disse con un mezzo sorriso, "entra, cagnolino."
L'appartamento di Petra era minimalista, quasi asettico, dominato da un grande divano rosso e una serie di attrezzi che non avevo mai visto prima. Non ci furono caffè o sigarette stavolta. Mi ordinò di inginocchiarmi ai suoi piedi e io, investito da quel nuovo ruolo, obbedii con una scarica di adrenalina che mi percorse la schiena.
Iniziò a usarmi come un oggetto di piacere. Mi spogliò con lentezza sadica, commentando ogni parte del mio corpo come se la stesse acquistando. Mi portò all'eccitazione usando solo le sue mani guantate di lattice, portandomi al limite e poi fermandosi, ancora e ancora, finché non iniziai a supplicarla.
"Vuoi che mi fermi?" chiese, tirandomi la testa all'indietro per i capelli.
"No, padrona. Fammi quello che vuoi," risposi, e in quel momento sentii la barriera finale crollare.
Petra non era una che amava i preamboli morbidi. Tirò fuori un fallo enorme, nero e lucido, assicurandoselo con un imbracatura di cuoio che metteva in risalto il suo membro naturale, già turgido e pronto. Mi mise a quattro zampe, bloccandomi i polsi con dei lacci di seta alla testiera del letto.
L'impatto fu brutale e meraviglioso allo stesso tempo. Mi penetrò con una forza che mi tolse il fiato, usufruendo di quel doppio assalto che mi riempiva completamente. Sentivo il suo cazzo vero e quello artificiale alternarsi e colpirmi in profondità, una danza di carne e silicone che mi faceva vedere i fuochi d'artificio dietro le palpebre chiuse.
Era una violenza consensuale, un abbandono totale. Mi usò per un'ora abbondante, cambiando posizioni come se fossi un manichino, finché non venni in modo violento, urlando il suo nome mentre lei affondava un'ultima volta, venendo a sua volta con un ruggito di trionfo che scosse la stanza.
Dopo la doccia, mentre mi rivestivo, Petra mi guardò in modo diverso. Non c'era più la dominatrice, ma una donna che aveva trovato un compagno di giochi all'altezza.
"Sei pericoloso," mi disse, allacciandomi il collarino con un bacio casto sulla nuca, "perché sai diventare esattamente ciò che l'altro desidera."
Uscii da lì sapendo che Petra aveva ragione. La mia forza era quella: non avere più un'identità fissa. Potevo essere il toro di Vanessa, la preda di Elena, la sorellina di Chloe o il giocattolo di Petra. Le porte erano tutte aperte, e io non vedevo l'ora di attraversarle tutte, una per una, in questo infinito carnevale dei sensi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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